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Bresso e Burlando avvicinano Liguria e Piemonte:
gli accordi sottoscritti Seconda riunione per le Giunte regionali ligure e piemontese che, dopo l'appuntamento estivo a Noli (2 luglio 2007), si sono incontrate a Torino presso il Circolo dei lettori. I presidenti Claudio Burlando e Mercedes Bresso hanno firmato cinque intese in materia di trasporti, infrastrutture e ambiente. La prima ha riguardato la riorganizzazione e la gestione dello scalo intermodale di Alessandria, fornendo una condivisione politica del protocollo d'intesa già firmato; la seconda ha stabilito che l'extragettito Iva di porti e interporti venga usato come previsto dalla recente Finanziaria per potenziare la rete infrastrutturale, collegando i porti liguri con i retroporto Oltreappennino. La terza firma ha suggellato l'intesa per una candidatura comune torinese e genovese a sede dell'Authority nazionale dei trasporti, per la quale verrà presto formato un Comitato promotore. Quarto e quinto punto sottoscritti sono stati una intesa per una politica comune di presenza ai maggiori eventi del mondo della logistica (fiere, expo, mostre) e, infine, un protocollo di intesa volto alla bonifica delle aree ex Acna a Cengio e per lo sviluppo ambientale ed economico della val Bormida. Dopo la riunione i presidenti Bresso e Burlando hanno incontrato, presso la sede di via Fanti, le Giunte delle due Confindustrie regionali, guidate dai presidenti Luigi Rossi di Montelera e Umberto Risso.
L’asse Piemonte-Liguria
Gilberto OnetoMercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, lancia al collega ligure (e compagno) Burlando l’idea di unire le forze delle due regioni per affrontare assieme una serie di problemi comuni. Facciamo finta per un momento di non vedervi una sorta di risposta ulivista all’asse polista lombardo-veneto e proviamo ad esaminare serenamente la proposta. Alcune cose vere e condivisibili la signora Mercedes le ha dette: che le attuali regioni hanno dimensioni troppo limitate per affrontare taluni problemi e che perciò dispongono di un potere contrattuale insufficiente per trattare con lo Stato centrale. Quando lo diceva Miglio tutti hanno gridato allo scandalo: oggi la proposta trova spazio sui quotidiani dabbene. Si tratta di una considerazione che sta alla base del principio federalista e dell’equilibrio dei poteri. Progetto analogo era stato avanzato da Guido Fanti, allora presidente comunista dell’Emilia-Romagna, nel 1975. Fanti aveva proposto di collegare in un Lega del Po, o in una Lega Padana le cinque grandi regioni settentrionali.
A dargli supporto scientifico era stato un comitato presieduto da Romano Prodi. Su quell’idea Fanti, sconfessato dal proprio partito, si è giocato la carriera. Prodi naturalmente no! Stiano attenti Bresso e Burlando, perchè di Prodi ce n’è uno solo. Meno entusiasmo creano alcuni riferimenti alla TAV e al progetto di riaccorpamento delle regioni proposto una quindicina d’anni fa dalla Fondazione Agnelli. I riassetti regionali studiati sulla base di istanze economiche sono una sciagura che ci perseguita da quando i giacobini si sono inventati la suddivisione del territorio in dipartimenti che non coincidono con le entità organiche, storiche e identitarie, ma che anzi, sono concepiti proprio per negarle. E da quando i signori Pietro Maestri e Cesare Correnti hanno disegnato a tavolino le attuali regioni sotto forma di accorpamenti di province per fini statistici. Così oggi l’Italia si trova divisa in venti regioni, che sono poco più che caselle su un tabellario dell’Istat, e sulle quali si dice di costruire una riforma federale dello Stato. Nello specifico le cose vanno meglio che nella quasi totalità dei casi perchè la Liguria è una regione coesa in termini culturali e identitari e il Piemonte può vantare un credibile passato storico. Vanno meno bene se si vanno a rivedere avvenimenti neppure troppo lontani nel tempo. Al Congresso di Vienna i Savoia si erano “pappati” tutti i territori dell’antica Repubblica di Genova, in spregio a ogni legge internazionale e al diritto di autodeterminazione: Liguri e Sardi sono i soli che hanno conosciuto la gioia di diventare italiani senza neppure la parvenza di democrazia dei Plebisciti. L’annessione non era stata giustamente digerita dai Liguri che hanno reagito emigrando numerosi oltre Oceano e fornendo manodopera a tutti i movimenti repubblicani e antisabaudi, ma anche rimpinguando le file dei mazziniani e degli italianisti in una sorta di applicazione politica del “mal comune, mezzo gaudio”. Nel 1849 Genova, che si era ribellata ai sabaudo-piemontesi, è stata bombardata e saccheggiata dai bersaglieri del La Marmora, che ancora oggi non sono bene accolti in città. Naturalmente si tratta di vecchie storie che devono essere superate dalle nuove amicizie che vanno costruite per combattere il comune nemico del centralismo e dello statalismo italiano, anche se sia la Bresso che Burlando si farebbero deportare in Siberia piuttosto che ammettere una cosa del genere e passare per leghisti. In quest’ottica la proposta suona interessante. Se, come dicono, non è fatta per schiacciare ma per valorizzare le specificità e le identità locali, per costruire un embrione di patto federale, allora dovrebbero mandare un paio di semplici ma significativi segnali. Nelle more dell’accordo si preveda il passaggio, previo referendum, alla Liguria dei 35 comuni nella provincia di Alessandria e dei due di Cuneo, che sono liguri per storia, lingua e tradizione, e il passaggio del comune di Olivetta San Michele e della valle del Tanarello alla comunità brigasca del Piemonte. La Liguria, con un gran bel gesto, dovrebbe concedere uno statuto speciale a Seborga, e il Piemonte con grande civiltà riconoscere la specificità dei suoi territori insubri e lo status di comunità o provincia autonoma a Brigaschi, Occitani, Franco-provenzali e Walser, alla Valsesia e alla Val d’Ossola. Allora sì che non ci sarebbero dubbi sulle reali intenzioni autonomiste e federaliste del progetto di collaborazione sovraregionale: più libertà e meno TAV!
Limonte: buona l'idea, pessimo il nome
On. Guido Rossi, Portavoce Movimento Regionalista
Il Movimento Regionalista in merito all'avvio del percorso di integrazione tra Liguria e Piemonte, secondo l'art.117 comma. 8 della Costituzione (“La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni”), promosso dal Presidente del Piemonte Mercedes Bresso, esprime un giudizio positivo nei confronti dell'iniziativa. Si tratta di una scelta che va nella direzione di quel regionalismo “possibile” a Costituzione attuale e invariata, che il MR nel suo Manifesto politico ha indicato come la via maestra di un autentico processo di autonomia regionale. Fatti concreti di oggi e non astrusi progetti del domani per dare risposte al Piemonte e ai Piemontesi. Da sempre la Liguria rappresenta il naturale sbocco del territorio subalpino, non resta che favorire la riunione, anche con altre iniziative tra cui la costituzione di una Euroregione tra Piemonte, Liguria, Nizza, Savoia, di ciò che malauguratamente la storia ha diviso 150 anni fa. Il MR seguirà con attenzione questo processo, che potrebbe portare alla nascita (anche se le difficoltà costituzionali non sono di poco conto) di una macro-regione a statuto speciale sul modello del Trentino Alto-Adige. Le uniche “perplessità”, per usare un eufemismo, il MR le esprime sul nome che si vorrebbe attribuire alla nuova entità, sperando tuttavia che “Limonte” sia solo un' invenzione giornalistica, perché le buone idee per funzionare hanno anche bisogno di essere ben nominate.
Limonte, c'è il primo sì
"La Stampa"
NOLI (SAVONA)
Il «patto di Noli» benedetto anche dalla presenza del vescovo di Savona, monsignor Domenico Calcagno, sancisce ufficialmente l’avvio del percorso di integrazione tra Piemonte e Liguria. Claudio Burlando cita Mario Soldati: «Mi chiedo che bisogno aveva il Piemonte di conquistare l’Italia quando aveva Genova». Mercedes Bresso puntualizza: «Il termine Limonte sarà un marchio registrato». Non ci sarà una fusione ma un percorso che potrebbe portare alla creazione di una macroregione a statuto speciale sul modello del Trentino Alto Adige. Per attuarlo è necessaria una legge costituzionale e un accordo con le altre regioni e il governo nazionale. Per questo i due presidenti e le giunte riunite al gran completo nel Palazzo Vescovile di Noli hanno scelto una strada più breve che si basa sull’applicazione dell’articolo 117 comma 8 della Costituzione: definizione di un accordo quadro interregionale «per la gestione comune di interventi di interesse congiunto». Per renderlo operativo è sufficiente una legge di ratifica regionale. Per dirla con Burlando ieri è stato lanciato «un sasso nello stagno» che servirà a valutare la reazione delle altre istituzioni. Scartato il modello catalano - evocato a più riprese dalla Bresso ma di difficile e complessa attuazione - Piemonte e Liguria hanno deciso di lavorare sull’applicazione di un articolo della Costituzione «finora mai attuato» su così larga scala per «la gestione comune di interventi che permettono di migliorare l’esercizio delle proprie funzioni». Spiega Bresso: «Elaboreremo un protocollo con regole di controllo da parte dei consigli regionali». Dunque i primi interlocutori saranno le assemblee legislative. Per questo saranno coinvolti i presidenti delle Assemblee e il percorso si avvarrà della consulenza di due costituzionalisti. Secondo Burlando il lavoro si potrebbe concludere «entro l’anno». E non si tratta solo di ingegneria istituzionale ma ci saranno «conseguenze dirette sui cittadini e sul sistema economico». I primi risultati si avranno in campo sanitario: una società mista avrà il compito di ridurre entro il 2009 le liste d’attesa per le analisi diagnostiche; i pensionati, gli studenti e i lavoratori stagionali residenti avranno diritto al doppio medico di famiglia. E poi infrastrutture: candidatura congiunta per ottenere la sede dell’Autorità dei Trasporti; costituzione di una società concessionaria con Anas per il trasporto locale per realizzare, ad esempio la Albenga-Acqui-Pedrosa; promozione congiunta del sistema portuale e dei retroporti. L’articolo 117 parla anche della possibilità di «individuare organi comuni». Per ora si parla solo di sedute in contemporanea dei due consigli per approvare le intese regionali. Spiega Bresso: «L’operazione non comporterà un aumento dei costi della politica e l’intesa punta ad ottenere dei risparmi per quanto riguarda la gestione burocratica». Un esempio? Si potrebbero mettere in comune le società per l’internazionalizzazione, per le Adozioni internazionali, per la promozione turistica. L’obiettivo è quello di «ottenere sensibili economie di scala nella gestione amministrativa». Se la sperimentazione darà buoni risultati si potrà procedere con la seconda fase: obiettivo la macroregione a statuto speciale.
La Bonino approva
il Limonte
"Il Secolo XIX" “Penso che il progetto della regione Liguria di integrarsi col Piemonte sia molto positivo”: lo ha affermato il ministro per il Commercio internazionale, Emma Bonino, a Genova per firmare con il presidente della Regione, Claudio Burlando, un accordo di programma per l’internazionalizzazione delle imprese e per incontrare gli imprenditori coinvolti.
“Questa è una Regione che ha capito prima di altre che l’internazionalizzazione è la chiave dello sviluppo e della crescita economica del futuro - ha proseguito la Bonino - Penso che questa sinergia col Piemonte possa offrire a entrambe le Regioni grandi possibilità di sviluppo economico”. “Come ministero ci sono cose che possiamo fare per sostenere questa strada - ha concluso - e siamo impegnati a farlo. Credo che la firma dell’accordo vada esattamente in questa direzione”. Nelll’occasione, il ministro ha presentato una missione “mista” Governo-Regioni in India a dicembre, cui la Liguria ha espresso l’intenzione a partecipare se ci sarà adesione da parte degli imprenditori: “È in corso una convenzione operativa per il 2007 che prevede circa 1,2 milioni di euro e ci sono 16 progetti operativi per la promozione delle aziende liguri nel Golfo, in Cina, Turchia e Russia, oltre a mercati tradizionali come Europa e Usa”.
Sì alla fusione, no a Limonte, è un orrendo neologismo
Enrico Berio
coordinatore Gruppo Alpazur
Si è finalmente risvegliata, a livello ufficiale, l’ipotesi di fusione tra Liguria e Piemonte. I quotidiani che ne hanno riportato con grande evidenza la notizia, hanno coniato l’orrendo neologismo di Limonte (sic) con la solita superficialità con cui si affrontano giornalmente anche gli argomenti più seri. Non c’è da stupirsi se ricordiamo il Mito di Milano Torino e il Gemito di Genova Milano Torino, sigle di vecchie ipotesi di collegamento fra grandi centri del nord. Anche nella vicina Francia non scherzano con il Paca che vuol dire Provence Alpes Cote d’Azur. La fretta del computer e il freddo che ha invaso i cuori non sono più capaci, nemmeno nel coniare un neologismo con cui battezzare una nuova realtà territoriale, di dare a una patria più ampia, un nome più vero e, perché no, più bello e più poetico. Ma se i politici del giorno d’oggi sanno valutare, magari con grandi ritardi (comunque meglio tardi che mai) solo le esigenze economiche, a livello popolare la coscienza di tali esigenze pratiche è sempre esistita nei diversi aspetti dell’interscambio (commerciale, turistico, sportivo, familiare, religioso, culturale, militare, etnico). E, a quest’ultimo proposito, anche se non si dà più tanto peso all’aspetto etnico, noi Ligures (marittimi, montani e pedemontani) possiamo vantare la ligusticità dell’intero territorio ligure piemontese essendo storicamente accertato che, già prima dell’occupazione dei Romani, le tribù liguri si estendevano sino ai piedi del Monte Bianco (Liguri Salassi) e oltre. Nella parte più a nord ci fu addirittura una commistione con i celti, dando origine ai celto-liguri. I piemontesi non sono altro che i ligures pedemontani ossia quelli “ai pié del monte” (da cui piémonte e piémontesi), mentre quelli della costa erano appellati, appunto, col nome di marittimi e quelli della montagna col nome di montani. Ed è da questo livello che è nato, nell’imperiese, il Gruppo Alpazur attento da più di trent’anni alla “confrontation” con Nizza e a ricordare i tentativi, finora vani, di rafforzarsi unendosi al Piemonte per far fronte alla superiorità organizzativa delle Alpes Maritimes francesi. E questo nome (Alpazur) può oggi essere usato come sigla, quella di Alleanza Ligure Piemontese Azione Unità Regionale: non è forse più bello, più poetico e più godibile di quell’arido Limonte? O, caso mai, così come c’è la Regione Emilia Romagna, il nuovo neologismo potrebbe essere “Regione Liguria Piemonte” oppure “Regione Ligure Piemontese” (sempre rispettando l’ordine alfabetico) o, magari Regione Alpi Occidentali, lasciando Alpazur in attesa di servire per denominare l’Euroregione futura formata anche da Coted’Azur e Savoia. Tutto va bene. Ma mai Limonte.
Enrico Berio Sanremo
coordinatore Gruppo Alpazur
Piemonte-Liguria, secondo vertice a Torino
"Il Secolo XIX" L’ appuntamento è per lunedì 10 dicembre a Villa dei Laghi, all’ interno del Parco della Mandria
Le Giunte regionali di Liguria e Piemonte tornano a riunirsi per una seduta comune dopo la prima riunione tenutasi lo scorso 2 luglio a Noli (Savona). L’ appuntamento è per lunedì 10 dicembre a Villa dei Laghi, all’ interno del Parco della Mandria. All’ordine del giorno c’è la discussione sugli aspetti costituzionali legati all’individuazione di organi comuni tra le due Regioni «per il migliore esercizio delle proprie funzioni e una riflessione sui modelli di regionalismo differenziato». Le due Giunte stanno studiando il modo di operare insieme in diversi campi. Da qui, un «confronto su un progetto comune in tema di biotecnologie fra l’Università di Torino e quella di Genova». Nel corso della seduta verranno firmati quattro protocolli d’intesa: tre in materia di trasporti e uno sull’ambiente. I presidenti Mercedes Bresso e Claudio Burlando e gli assessori discuteranno anche di forme di collaborazione su sanità, istruzione, formazione, turismo e ambiente. Dopo l’ incontro a porte chiuse, i presidenti illustreranno il lavoro svolto in una conferenza stampa.
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